Eccomi

Utente: melissamambrini
Nome: melissa mambrini
Sono una sognatrice, un’ottimista e un’inguaribile romantica. Credo praticamente a tutto, dagli asini che volano a Babbo Natale! Adoro i libri perchè mi permettono di essere chiunque, di vivere in qualunque posto e in qualsiasi periodo storico. I miei preferiti sono quelli che parlano di viaggi, anche fantastici. Non saprei dire il mio libro preferito o lo scrittore... Sono onnivora! Leggo anche una massa di fumetti ma il mio preferito è senza dubbio Ken Parker, perchè “è come dovrebbe essere un uomo”. Adoro la musica perchè è adrenalina, è come il sangue che scorre nelle vene, è emozione e colonna sonora di ogni momento della vita. Mi piace andare al cinema, adoro i film di Tim Burton, semplicemente geniali! E mi piace tutto ciò che è fantascienza, Blade Runner è il mio film preferito in assoluto, ma anche la saga di Guerre Stellari e Dune. Mi piacciono i film un po’ surreali, alla Kusturica e le commedie d’amore (Harry ti presento Sally è il mio preferito!)... vediamo... Mi piace stare con gli amici, mangiare, bere, ballare... sono fortunata, ho degli amici fantastici!!! Mi piace viaggiare, ho una vera passione per l’europa e il sudamerica, ma data la mia paura per l’aereo per ora sto esplorando solo il primo dei due continenti, nella mia prossima vita chissà... Forse la mia prossima vita è già iniziata... per ora sto a quota due voli transoceanici: Cile e N.Y. adesso veramente: Non mi ferma più nessuno!!!

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mercoledì, 29 agosto 2007

Live Rock Festival Of Beer

 

Anche quest’anno è arrivato il momento del “Live Rock Festival Of Beer” a Acquaviva di Montepulciano! Questa manifestazione si ripete ormai da 10 anni (più o meno) con discreto successo, ho assistito a quasi tutte le edizioni, ho visto molti bei concerti e bevuto buona birra, luogo e organizzazione sono migliorati con gli anni e gli ospiti anche quest’anno sono di prim’ordine, dai Verdena a Ginevra di Marco, da Giuliano Palma agli Africa Unite, senza contare i tanti gruppetti emergenti sempre interessanti e miscelati con sapienza, per saperne di più c’è anche il sito:

 

http://www.liverockfestivalofbeer.it/


io vado... venite?

Postato da: melissamambrini a 09:04 | link | commenti (2)

domenica, 26 agosto 2007

L’odore

 

Appena prese in mano la maglietta si accorse che era permeata del suo odore. Rimase a guardarla per po’ come istupidita, possibile che un oggetto così semplice come una maglietta glielo ricordasse così tanto, possibile che riuscisse a tirar fuori quelle lacrime che non aveva versato e non voleva versare? Se l’accostò al viso e aspirò quell’odore. Era il suo odore. Era l’odore che per un po’ aveva confuso col suo. Forse dovrei lavarla, pensò con gli occhi umidi… l’annusò ancora un po’ e poi decise di infilarla un’ultima volta, voleva sentire su di sé ancora una volta, ancora per un giorno l’odore di lui. Mentre la infilava sentiva l’odore scivolarle addosso, sentiva le sue mani, sentiva le sue labbra, un brivido, poi una lacrima, un sorriso… così poco… così poco tempo per conoscere quell’odore, così poco tempo per innamorarsene, eppure così poco tempo da non poterne fare a meno, da sentire che già gli mancava… quell’odore.

Postato da: melissamambrini a 09:19 | link | commenti

sabato, 25 agosto 2007

Siddharta

 

Che le storie finiscano, prima o poi, è un dato di fatto. Che si possa preferire il poi, al prima, lo è allo stesso modo. Quello che cambia ogni volta è quanto delle storie che viviamo ci resta attaccato addosso. C’è stato un tempo in cui credevo che la fine di qualcosa fosse negativa per sua natura, poi lessi un libricino, si chiamava “Siddharta”, di Hermann Hesse, quello che la maggior parte delle persone liquida con un commento del tipo – ah sì… quella cazzata new age… - . Per me Siddharta non fu una semplice: “cazzata new age”, fu piuttosto un pretesto per riflettere e per vedere le cose da un’altra prospettiva. Così, succede che ogni volta che si chiude una fase della mia vita, io rileggo Siddharta, e ogni volta trovo una nuova prospettiva, una nuova chiave di lettura per le cose, una fase della vita che finisce non è per forza una drammatica conclusione, potrebbe essere semplicemente un nuovo inizio. E dopo un periodo sfrenato, dopo aver dato sfogo alle passioni e agli istinti segue sempre un periodo di riflessione, in cui ricerchiamo noi stessi, in cui ci fermiamo e guardiamo il lento fluire del fiume, in cui cerchiamo non tanto di imparare dalle nostre esperienze quanto di farle permeare bene in noi, di modo che restino lì, che entrino a far parte di noi e contribuiscano alla formazione della nostra persona.

 

Postato da: melissamambrini a 12:27 | link | commenti

venerdì, 24 agosto 2007

Ricordi Pelosi

 

Stamattina sul blog di rents (vedi link) ho letto il racconto che riporto qui sotto. Lo riporto perchè mi ha commosso non solo la storia ma anche perchè mi ha riportato alla mente la mia meravigliosa cagnolina che è venuta a mancare tre inverni fa. Ricordo ancora quando il mio babbo la portò a casa, non era un cucciolo, aveva già un anno e mezzo, ma il vecchio padrone voleva ammazzarla e io volevo tanto un cane, così il mio babbo decise che era il caso di salvarla dal suo destino. E non lo ringrazierò mai abbastanza. Lassie (così si chiamava, non era originale lo so ma rispondeva solo a questo nome... e poi era identica!) era così impaurita dalle persone che ogni volta che qualcuno prendeva in mano la scopa per spazzare in giardino, si accovacciava e faceva la pipì; io avevo paura dei cani, non avendone mai avuto uno, così la nostra amicizia nacque piano, io cominciai a conoscere lei e lei me. All’inizio la portavo fuori insieme a babbo o l’accarezzavo sulla testa quando era legata, lei manifestò molto più affetto per me all’inizio, ogni volta mi scondinzolava e con la zampetta richiamava la mia attenzione. Dopo qualche mese eravamo inseparabili. Quando tornavo da scuola la trovavo già affacciata alla ringhiera in mezzo ai fiori, avrò l’immagine di quel musino lungo in mezzo alle ortensie per tutta la vita! Quando il mio ragazzo partì per il militare mi è stata vicino, ha sopportato i miei pianti e i miei abbracci con pazienza e devozione. Poi sono andata all’università e tornavo il solo il fine settimana e quando arrivavo il venerdì sera sembrava impazzita dalla gioia. Abbiamo corso, giocato, ci siamo rotolate nella neve per anni. Poi ha cominciato ad invecchiare e a fermarsi sempre più spesso durante le passeggiate nel bosco, ogni tanto zoppicava ma mi guardava sempre con quegli occhi pieni di affetto, io la portavo al prato vicino casa e poi mi fermavo a coccolarla e a pettinarle il pelo, lei si faceva fare tutto da me. Poi un giorno d’inverno, forse l’inverno più freddo degli ultimi 10 anni ho aperto la porta per andare a lavoro e l’ho trovata sdraiata accanto alla porta, semi coperta dalla neve, invece che dentro la sua cuccia come al solito, mi è presa una fitta allo stomaco, avevo capito che non le restava molto tempo, aveva le zampe paralizzate, probabilmente un ictus. Col mio babbo l’abbiamo sistemata in garage e abbiamo chiamato il veterinario che ci ha confermato i nostri sospetti. Aveva quasi 14 anni. Per tutta la notte ci siamo domandati se fosse giusto far continuare a soffrire una bestiola che per 14 anni aveva saltato e giocato con noi, che non si era mai ammalata, che non sapeva cosa fosse la sofferenza, per un mese, forse, in più di vita. La mattina avevamo deciso. Con la morte nel cuore sono scesa da lei, l’ho salutata come si fa con le persone care, ho abbracciato quel corpo peloso ormai quasi del tutto paralizzato e poi sono andata a lavoro, lasciando al mio babbo il peso, grande, di portarla dal veterinario per l’ultima volta. Così la mia Lassie ci ha salutato, da allora non ho più avuto un cane, perchè so che non riuscirei a dedicargli il tempo e l’amore che ho dato alla mia cagnolina e so che invece se lo meritano. Adesso ho un gatto, Nello, è bellissimo e indipendente, so che quello che gli do gli basta, il nostro è un rapporto diverso da quello che avevo con Lassie. Ad essere sincera quel rapporto a volte mi manca molto e ogni tanto anche adesso, a distanza di anni, ogni volta che aprò la porta mi sembra di trovarmela lì scodinzolante, con la lingua di fuori e lo sguardo gioioso, pronta per una nuova corsa.

Come hai potuto?

Quando ero una cucciola, ti ho divertito con le mie buffonate e ti ho fatto ridere. Mi chiamavi la tua bambina e nonostante un certo numero di scarpe rosicchiate ed un paio di guanciali squarciati e sparpagliati ovunque, sono diventata la tua migliore amica. Ogni qualvolta facevo la "discola " mi agitavi il dito davanti al naso e mi chiedevi: "Come hai potuto?", ma poi cedevi e mi rotolavi sulla pancia per una grattatina.
La mia educazione casalinga fu un po' più lunga di quel che pensavi, perché eri molto indaffarato, ma ci abbiamo lavorato insieme. Ricordo le notti in cui mi rannicchiavo vicino a te nel letto ed ascoltavo le tue confidenze ed i tuoi sogni segreti e credevo che la vita non sarebbe potuta essere più perfetta. Andavamo a fare lunghe camminate e corse nel parco, giri in macchina, fermate per il gelato (per me solo il cono perché "il gelato fa male ai cani", dicevi), ed io mi facevo lunghi pisolini al sole, aspettando che tornassi a casa alla fine della giornata.
Impercettibilmente, hai iniziato a trascorrere più tempo al lavoro, a pensare alla tua carriera e a dedicare più tempo alla ricerca di una compagna umana. Ti ho aspettato con pazienza, consolandoti comunque nei dolori e nelle delusioni, non ti ho mai rimproverato per le decisioni sbagliate e ho salutato con gioia ogni tuo ritorno a casa, anche quando ti sei innamorato.
Lei, che ora è tua moglie, non è "persona da cani", ma le ho dato comunque il benvenuto nella nostra famiglia, provando a dimostrarle affetto e obbedendole... Ero felice, perché tu eri felice.
Quando sono arrivati i bambini, ho condiviso la vostra agitazione. Sono stata affascinata dal loro aspetto roseo, dal loro odore e avrei voluto far loro da madre. Solo voi due potevate temere che potessi far loro del male, ma ho passato la maggior parte del tempo in un'altra stanza, o in gabbia. Oh, come avrei voluto amarli, ma sono divenuta una "prigioniera dell'amore". Quando hanno iniziato a crescere, sono diventata la loro amica. Si aggrappavano al mio pelo e si trascinavano sulle loro tremolanti gambette, mi cacciavano le dita negli occhi, esploravano le mie orecchie e mi baciavano sul naso. Di loro, adoravo tutto e le loro carezze - perché le tue carezze erano ormai diventate così rare - ed io li avrei difesi fino alla morte, se fosse stato necessario. Avrei voluto sgusciare dentro i loro letti ed ascoltare le loro ansie ed i loro sogni segreti, ed insieme avremmo aspettato di sentire arrivare il rumore della tua auto.
C'era un tempo in cui, quando qualcuno ti chiedeva se avessi un cane, tu tiravi fuori la mia foto dal portafoglio ed iniziavi a raccontare di me. In questi ultimi anni, hai risposto solo "si" e hai cambiato discorso. Sono passata dall'essere il "tuo cane" a "solo un cane", e tu a lamentarti per ogni spesa affrontata per me. Ora, hai l'opportunità di fare una nuova carriera in un'altra città, e tu e loro vi trasferirete in un appartamento dove gli animali non sono ammessi.
Tu hai preso la giusta decisione per la tua" famiglia", ma c'era un tempo in cui ero io la tua sola famiglia. Ero eccitata all'idea del viaggio in auto, fino a quando siamo arrivati al rifugio per animali. Odorava di cani e di gatti, di paura, di disperazione. Hai compilato le carte e hai detto: "So che troverete una buona casa per lei". Loro hanno fatto le spallucce e ti hanno guardato con sguardo afflitto. Conoscono la realtà che riguarda un cane di mezza età, sia pure con le "carte". Hai dovuto staccare le dita di tuo figlio dal mio collare mentre lui gridava: "No, papà! Per favore, non lasciare che prendano il mio cane!". Ed ero preoccupata per lui, per la lezione gli stavi impartendo su amicizia e lealtà, su amore e responsabilità, e sul rispetto per ogni vita.
Mi hai dato una pacca di addio sulla testa, evitando i miei occhi, e ti sei cortesemente rifiutato di portare con te il mio collare ed il mio guinzaglio. Avevi una scadenza da rispettare, ed ora anch'io ne ho una che mi attende.Dopo la tua partenza, le due gentili signore dissero che certamente tu lo sapevi da mesi di questo trasloco e ciò nonostante non hai fatto alcun tentativo per trovarmi una buona casa. Scossero la testa e mi chiesero: "Come ha potuto?". Qui al canile, con noi sono premurosi, tanto quanto lo permettono i loro impegni. Naturalmente, ci danno da mangiare, ma io già da giorni ho perso l'appetito.
All'inizio, ogniqualvolta qualcuno passava davanti al mio recinto, correvo al cancello, sperando che fossi tu - che avessi cambiato idea - che questo fosse tutto un brutto sogno... o almeno speravo che fosse qualcuno che si interessasse a me, qualcuno che avrebbe potuto salvarmi. Quando capii che non avrei potuto competere con lo zampettare di un allegro cucciolo, inconsapevole del suo destino, mi ritirai nell'angolo più lontano ed aspettai.
Sentii i suoi passi che venivano per me alla fine della giornata, e la seguii silenziosamente lungo il corridoio, fino ad una stanza isolata. Una stanza magnificamente tranquilla. Lei mi piazzò sul tavolo e mi strofinò le orecchie e mi disse di non preoccuparmi. Il mio cuore martellava nell'attesa di ciò che stava per succedere, ma c'era anche un senso di sollievo. La prigioniera dell'amore ha esaurito i suoi giorni. Com'è mia natura, era più preoccupata per lei. Il fardello che sopporta la opprime profondamente, e lo so, così come conoscevo ogni tuo umore. Gentilmente mi ha messo un laccio emostatico su una delle mie zampe anteriori, mentre una lacrima le scendeva lungo una guancia. Le leccai la mano così come facevo con te per consolarti tanti anni fa. Senza farmi male mi infilò l'ago ipodermico in vena. Come sentii la puntura ed il freddo liquido scorrere nel mio corpo, mi lascia andare sonnolenta, la guardai nei suoi occhi buoni e mormorai: "Come hai potuto".
Forse perché non comprese bene il mio linguaggio canino, mi rispose: "Sono così dispiaciuta". Mi abbracciò ed in fretta mi spiegò che era il suo lavoro essere sicura che io andassi in un posto migliore, dove non sarei stata ignorata, o maltrattata o abbandonata, o dove non avrei dovuto arrangiarmi da sola - un posto di amore e di luce, così diverso da questo luogo terreno. E con le mie ultime energie, cercai di spiegarle con un colpo di coda che il mio "Come hai potuto?" non era rivolto a lei. Era per te, mio Amato Padrone, era a te che stavo pensando...
Penserò sempre a te e ti aspetterò per sempre. Che ogni persona, nella tua vita, possa continuare a mostrarti così tanta lealtà.

Nota dell'autore (Jim Willis):
Se "Come hai potuto?" ti ha fatto piangere mentre lo leggevi, così come ho pianto io mentre lo scrivevo, è perché è la storia di milioni di "animali da compagnia", che in passato avevano un padrone e che ogni anno muoiono nei rifugi per animali in America e Canada (come anche in Italia! n.d.t.). Chiunque voglia distribuire questo scritto per scopi non commerciali è ben accetto, purché sia correttamente riportata la nota sul copyright. Per favore, utilizzate questo scritto per aiutare l'educazione, nel vostro sito, nelle newsletter, nei rifugi per animali, negli ambulatori veterinari e nei bollettini. Dite alla gente che la decisione di accogliere un animale in famiglia è una decisione importante per la vita, quegli animali meritano il nostro amore e cure sensibili, che trovare una nuova casa idonea per il vostro animale è una vostra responsabilità e qualunque associazione umanitaria locale o lega per la difesa degli animali può offrirvi buoni consigli, e che ogni vita è preziosa. Per favore, fate la vostra parte per fermare le uccisioni e favorire le campagne per la sterilizzazione per prevenire nascite di animali indesiderati.




Postato da: melissamambrini a 09:19 | link | commenti (1)

giovedì, 23 agosto 2007

Enjoy The Silence

 

A volte le parole fanno male, fanno più male di uno schiaffo, più male di un pugno. A volte le parole sono senza pietà, ti scivolano addosso. Credi che andranno via, che arriveranno ai tuoi piedi e si confonderanno insieme alla pioggia nelle pozzanghere, invece ti attraversano la pelle e bruciandoti la carne entrano dentro di te, arrivano al cuore e alla testa e come piccoli vetri, pezzetti di un cristallo frantumato, logorano i pensieri. A volte le parole non servono, sono solo un modo crudele e adulto, per puntualizzare l’ovvio. Voglio solo silenzio, silenzio ed emozioni. Non cerco altro. Non voglio altro. Guardare, ascoltare, toccare, assorbire il silenzio di un sorriso, l’emozione di una carezza, il calore di un corpo. Basta parole....

 

Tutto ciò che ho sempre voluto
Tutto ciò di cui ho sempre avuto bisogno
È qui nelle mie braccia
Le parole sono davvero superflue
Possono solo fare male

.............

All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm
..............


Postato da: melissamambrini a 15:26 | link | commenti

mercoledì, 22 agosto 2007

Il mondo nuovo

Dopo una piccola pausa estiva, in cui ho letto un libro che mi riproponevo di leggere da un po’ ma che mi ha lasciato con un po’ d’amaro in bocca, sto parlando di “Stupid White Man” di Michael Moore, sono tornata ai miei romanzi e in particolare ad un vecchio amore che è la fantascienza. Sto leggendo “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley. Questo libro è stato scritto nel 1932 e come tutti i libri di fantascienza scritti a cavallo delle due guerre o immediatamente dopo, è straordinariamente verosimile. Trascrivo dalla quarta di copertina: “Il mondo nuovo è ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, pianificato nel nome del razionalismo produttivistico, dove tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi dalla guerra nè dalle malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. Affinchè si mantenga quest’equilibrio, però, gli abitanti, concepiti e prodotti industrialmente in provetta sotto il costante controllo di ingegneri genetici, durante l’infanzia vengono condizionati con la tecnologia e con le droghe e da adulti occupano ruoli sociali prestabiliti secondo il livello di nascita. In cambio del mero benessere fisico, i cittadini devono insomma rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento e a ogni difesa della propria individualità.”. Eh! No dico... già così è abbastanza agghiacciante no? Il bello è che leggendolo, questo libro si rivela essere ancora più visionario e ancora più agghiacciante. Non solo per il condizionamento che subiscono i feti durante la creazione, non più ad opera di genitori ma di ingegneri genetici che si preoccupano di creare esseri umani sempre più “standardizzati”, da cui hanno origine le classi di persone, dagli alpha che andranno a ricoprire ruoli rilevanti nella società, agli epsilon, che andranno a svolgere le funzioni più umili e marginali. Ma anche per il condizionamento continuo a cui vengono sottoposti durante il sonno mediante i messaggi ipnopedici, da cui imparano non solo come comportarsi, ma anche cosa desiderare e soprattutto cosa amare ed odiare, quello che è giusto e quello che è sbagliato, escludendo così ogni possibilità di scelta individuale. In una società produttiva, dove tutto è basato sul consumismo, i bambini vengono “ammaestrati” a odiare i libri e la natura, dannosi, gli uni perchè aiutano a creare una coscienza, l’altra perchè è un piacere gratuito e vengono invece educati a desiderare ciò che è sempre nuovo e quindi bello. In quest’ottica non esiste neanche il concetto di vecchiaia, le persone vengono fatte sparire prima che inizi il processo di invecchiamento. Non esiste il concetto di famiglia, nè di legame, tutto e tutti sono di tutti, per gli altri, per la comunità e se un individuo non è al massimo, non è in forma, c’è anche la droga ufficiale, il soma, consigliata per guarire da tutti i mali! Non c’è bisogno che mi dilunghi sulle molteplici analogie con la nostra società, che mi sembrano evidenti... quello invece su cui mi viene da riflettere ogni volta che leggo un libro di fantascienza, è come questi scrittori possano essere stati così illuminati da vedere nei piccoli indizi del loro presente quale sarebbe potuto essere il nostro futuro e come ogni volta ci siano andati molto ma molto vicino.

Postato da: melissamambrini a 12:15 | link | commenti (1)

lunedì, 20 agosto 2007

E poi…

 

E poi succede che la delusione arriva all’improvviso, quando ti sei convinta che no, non può essere così. Succede che ce l’hai di fronte eppure non riesci ad affrontarla. Succede che non hai più lacrime da versare, ma anche che non vuoi sprecarcele, quasi a dimostrare che ci sono cose ben più importanti per cui piangere. Succede che l’hai visto succedere altre mille volte, ma ogni volta il dolore è diverso e ogni volta arriva da una parte diversa. Succede che ormai non ci fai neanche più caso. E poi non ti importa. Sei troppo stanca per altre domande, altre risposte.

Postato da: melissamambrini a 22:31 | link | commenti (5)

Pensieri di fumo

 

La sigaretta le si stava stancamente spegnendo tra le dita. Imbambolata restava a guardare quella fiammella rossa e il fumo che lentamente saliva disegnando nell’aria complicate spirali. Pensò ad una scena simile, pensò al sabato appena trascorso. Gli occhi umidi, si chinò sul telefono per vedere se c’erano messaggi, niente, ma tant’è… saranno passati si e no due minuti dall’ultima volta che aveva controllato. Si chiese il perché di quel silenzio. Si chiese dove avesse sbagliato. Si chiese come fosse possibile che una persona cambiasse così radicalmente comportamento in così poco tempo. Si chiese se dopotutto non avesse ragione chi le diceva che erano così diversi. Si chiese il perché di tante cose che un perché non avevano. Si chiese soprattutto perché, in mezzo a tanti perché, continuasse a pensare a quel bacio di tanti mesi prima, che tanto aveva aspettato e che non aveva portato a niente. Quel bacio l’ossessionava, nonostante cercasse di pensare ad altro, di seppellirlo per sempre tra i ricordi, tornava più forte di prima.

Si maledisse per la sua ingenuità, si maledisse per aver creduto, per essersi lasciata andare, maledisse quel carattere fiducioso e allegro che era la sua bandiera. Pensò che mai e poi mai si sarebbe fatta trattare così, pensò che mai e poi mai avrebbe creduto, di nuovo, alle lusinghe di qualcuno. Pensò e ripensò ma alla fine… pensò di nuovo a quel bacio. Un unico, solo, bacio. Il bacio di un amico. Si accese un’altra sigaretta e si strinse più forte la coperta sulle spalle, faceva freddo, forse l’estate volgeva davvero al termine, ma il cielo era così bello che non aveva voglia di rientrare in casa. Chiuse gli occhi e sentì il braccio di lui sulle spalle, sognò di abbandonarsi a quell’abbraccio, sognò la pelle del suo viso, liscia, il suo odore. Pensò alla tranquillità che quel corpo gli dava, alla serenità racchiusa in quel sorriso. Pensò che quello che stava sognando era sbagliato, che tutto era sbagliato, che lei stessa era sbagliata. Pensò che a volte le persone fanno giri strani, si rincorrono, si perdono…e per un attimo forse, si ritrovano, per poi correre di nuovo lontani… pensò che forse un giorno si sarebbero fermati, si sarebbero guardati negli occhi e avrebbero capito o forse no, forse non sarebbe successo, avrebbero continuato a rincorrersi e a correre dietro a storie e a persone che non c’entravano niente con loro ma che credevano potessero riempire i loro vuoti.

Il guaito di un cane in lontananza la fece tornare per un attimo alla realtà. La sigaretta, ormai ridotta ad un mozzicone tra le dita… aspirò l’ultima boccata, dopodichè riempì i polmoni dell’aria fresca della notte, spense il telefono, cercò di pensare a qualcosa di bello, come faceva da piccola, dopo un brutto sogno. Si alzò e cominciò a spogliarsi e per ogni indumento cercò di spogliarsi anche di un pensiero, finchè rimase nuda, senza più pensieri.

 

Postato da: melissamambrini a 10:48 | link | commenti

sabato, 18 agosto 2007

Chi mi conosce lo sa…

 

Vi è mai capitato di pensare che chi vi conosce veramente è colui che già sa cosa può piacervi senza bisogno di chiederlo? Una persona che vi conosce così bene, da sapere esattamente di cosa avete bisogno in quel momento. Fortunatamente di persone così io ne conosco molte, persone che mi vogliono bene e che sanno come sono fatta e quello che mi piace, però ogni volta che succede questa piccola “magia di premonizione”, resto senza fiato per lo stupore. Qualche sera fa ho incontrato una di queste persone e parlando mi ha detto - Ascolta Ludovico Einaudi, l’album si chiama “Divenire”, è un pianista e quindi ho pensato a te -, me lo sono scritto (cosa che non faccio mai peraltro…) perché sentivo che se quella persona aveva pensato a me ascoltandolo, sicuramente mi sarebbe piaciuto e non volevo rischiare di non ricordarlo. Ebbene… lo sto ascoltando anche adesso ed è meraviglioso. Non solo, è esattamente ciò di cui sentivo il bisogno adesso. Grazie, perché ancora mi conosci così bene.

 

Postato da: melissamambrini a 12:25 | link | commenti (2)

venerdì, 17 agosto 2007

Ragione e Sentimento

 

Eccomi qua. Beh… è uno di quei momenti in cui vorresti dire molto, ma non riesci a formulare i discorsi. Il fatto è che sono una persona che si entusiasma facilmente, vivo la vita con la gioia e lo slancio di un bambino di tre anni e per questo motivo, le gioie, ma anche i dolori o le delusioni, sono amplificate all’ennesima potenza. Ormai a 30 anni (31 via…) dovrei aver imparato che le persone grandi, mature, non vivono così, ma ponderano bene scelte e sentimenti in base ad una cosa chiamata: ragione. Beh io no, io non l’ho fatto mai, ho sempre agito secondo quello che si chiama istinto, sentimento, sensazione. Questo mi ha portato invariabilmente a vivere forti emozioni, sia positive che negative. La vita viene “succhiata” da ogni cosa o persona che incontro, do molto, ma in cambio prendo molto, brucio le tappe, le persone si impauriscono, arrivo come un fiume in piena e travolgo, stravolgo, ma sono io. Chi ha avuto la pazienza o il coraggio di farsi travolgere e mi è rimasto accanto, ha visto che dopo l’impatto iniziale arriva la calma, una calma fatta di amore e dedizione che dura per sempre, ma a volte capita che le persone scappino di fronte a me e questa cosa ogni volta mi fa un male da morire. Mi fa riflettere su me stessa e sul fatto che prima o poi dovrei decidermi a crescere, a usare quella ragione che ho sempre creduto fosse freddezza e che invece forse, ma dico forse, è solo maturità. Quello che mi domando è: riuscirei a stravolgere me stessa al punto da rinunciare alle mie passioni, alla mia spontaneità, in virtù di una vita più “normale” fatta di tiepide emozioni ma anche di piccoli dolori momentanei e calcolati. Non lo so. Sono sempre stata dell’idea che bisogna essere sé stessi sempre, nel bene e nel male, accettarsi e mostrarsi agli altri così, come siamo. Adesso non lo so più, forse arriva un momento nella vita di ognuno in cui ci si trova a porsi la domanda: è meglio la ragione o il sentimento?

Postato da: melissamambrini a 13:41 | link | commenti (2)

giovedì, 16 agosto 2007

Tutto su mia madre

 

Non sono esattamente una fan di Almodovar, alcuni suoi film li trovo un po’ troppo “crudi” per i miei gusti, però mi piacciono un sacco i suoi personaggi, soprattutto le sue donne, che non sono solo donne sono un universo intero di femminilità. Più di tutti mi piace “Tutto su mia madre”, trovo che sia un film bellissimo, sulle donne, tutte, senza eccezioni, da quelle che sono prima di tutto madri a quelle che si trovano imprigionate in un corpo che non è né di uomo né di donna, a quelle che amano nonostante tutto. Perché noi donne siamo così, per amore faremmo qualsiasi cosa, qualsiasi. Ci basta veramente poco per riuscire a dare tantissimo alle persone che amiamo, anche se queste a volte ci fanno soffrire tantissimo. E c’è una frase del film che mi è sempre rimasta in testa, dalla prima volta che lo vidi, ed è la frase che dice Agrado di fronte a tutto il pubblico del teatro: “si è tanto più autentici quanto più ci si avvicina all’idea che si ha di sé stessi”.

Postato da: melissamambrini a 12:05 | link | commenti

martedì, 14 agosto 2007

 

Notte Bianca

 

Ieri sera mi sono sentita veramente orgogliosa di essere badenga, non era la prima volta certo, amo il mio paese, ma ieri sera mi sono resa conto veramente che se una cosa vogliamo farla e farla bene, ci riesce. La notte bianca organizzata da comune, pro loco e attività commerciali, è venuta proprio bene! Alle 21:30 circa è cominciato il concerto dei Modena City Ramblers, completamente gratuito, in piazza, è stato bellissimo! Tutti che ballavano, saltavano, cantavano, grandi e piccini insieme, senza casini, solo con la voglia di stare insieme e divertirsi. A concerto ultimato nelle altre piazze sono cominciati altri concerti e spettacoli, si andava dalla taranta, all’hip hop, alle cover band, al liscio, veramente per tutti i gusti, e poi negozi aperti, panini, birra e bomboloni caldi fino quasi a mattina! Bello! Bello! Veramente. E la cosa più bella è stata vedere le facce dei tanti ragazzi in giro per Abbadia fino a mattina, felici di questa festa, di questa notte che ci ha reso tutti un po’ più “viveur”. Per noi che da bravi “montanari” siamo un po’ restii a far mattina, è stata una bella occasione per far festa e stare insieme!

Postato da: melissamambrini a 16:19 | link | commenti (1)

lunedì, 13 agosto 2007

Berlino   

S-Bahn Fredreichstrasse - Berlino

Dovendo scegliere un aggettivo per Berlino non direi che è una “bella città”, ma piuttosto “una città affascinante”. È come quelle persone che non sono belle ma ti colpiscono perché hanno carattere, personalità, ti conquistano con la loro irregolarità, con la loro particolarità. Berlino è così. Non è come Roma o Parigi, che riempiono gli occhi fin da subito con la loro bellezza spudorata, Berlino si fa scoprire a poco a poco. Nelle sue immense piazze, i viali imperiali, nei vicoletti stretti del quartiere ebraico, nelle sue case occupate, con i muri dipinti di mille colori, nelle sue costruzioni ultramoderne, illuminatissime, accanto a chiesettine rimaste intatte per miracolo. Berlino è il sogno di ogni architetto, un immenso quartiere, senza piani regolatori, senza regole, vecchio e nuovo che si fondono e si confondono, fino a creare un contrasto che non è sgradevole ma anzi fa proprio parte del fascino della città. Sicuramente chi ha avuto la fortuna di vedere Berlino subito dopo la caduta del muro avrà respirato l’atmosfera di diversità tra est e ovest che adesso non esiste quasi più (a parte qualche sporadico pezzo di muro lasciato intatto ad uso e consumo del turista o il turisticissimo check point charlie, punto di passaggio tra russi e americani) ma ci sono ancora posti che “pesano” sulle coscienze, che sono parte della nostra storia recente e che solo a Berlino sembrano reali, sono la topografia del terrore, la botola sulla piazza in cui i nazisti bruciarono migliaia di libri contrari al regime o l’aria, pesante, che si respira entrando nel piccolo campo di concentramento di Sachsenhausen appena fuori Berlino. Per queste e per altre cose, (come la movimentata vita notturna) penso che Berlino valga la pena di essere vista e sono contenta di aver comprato, quasi per scherzo, quel biglietto Roma-Berlino.

Postato da: melissamambrini a 14:08 | link | commenti (6)

sabato, 04 agosto 2007

Saluti

Un bacione a tutti!!!!! Io me ne vado a Berlino!!!!!

 

 

Postato da: melissamambrini a 14:34 | link | commenti

giovedì, 02 agosto 2007

Succede

 

Succede che la vita è una cosa meravigliosa. Succede che a volte ti guardi intorno e ti emozioni per cose che magari sono state sempre lì, sotto i tuoi occhi. Succede che un giorno, quasi per scherzo, ti accorgi che puoi ricominciare ad amare, che sei ancora disposto ad aprire il tuo cuore, con qualche timore certo, ma senti che puoi, che devi farlo. Succede che a volte ti viene da ridere per l’imbarazzo di tornare bambina. Succede che a volte ti verrebbe da piangere di gioia. Succede che vorresti saltare per strada e fermare le persone per dirgli che sei felice. Succede che passano i minuti e poi le ore prima di renderti conto che stai fissando il muro con un sorriso beota, succede che arrossisci e poi sorridi da sola. Succede che i sensi si risvegliano, succede che le mani non sono più solo mani e le labbra non sono più solo labbra. Succede che quello che pensavi non potesse più succedere diventa reale. Succede che ricominci a vivere.

Postato da: melissamambrini a 21:17 | link | commenti (4)