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Nome: melissa mambrini
Sono una sognatrice, un’ottimista e un’inguaribile romantica. Credo praticamente a tutto, dagli asini che volano a Babbo Natale! Adoro i libri perchè mi permettono di essere chiunque, di vivere in qualunque posto e in qualsiasi periodo storico. I miei preferiti sono quelli che parlano di viaggi, anche fantastici. Non saprei dire il mio libro preferito o lo scrittore... Sono onnivora! Leggo anche una massa di fumetti ma il mio preferito è senza dubbio Ken Parker, perchè “è come dovrebbe essere un uomo”. Adoro la musica perchè è adrenalina, è come il sangue che scorre nelle vene, è emozione e colonna sonora di ogni momento della vita. Mi piace andare al cinema, adoro i film di Tim Burton, semplicemente geniali! E mi piace tutto ciò che è fantascienza, Blade Runner è il mio film preferito in assoluto, ma anche la saga di Guerre Stellari e Dune. Mi piacciono i film un po’ surreali, alla Kusturica e le commedie d’amore (Harry ti presento Sally è il mio preferito!)... vediamo...
Mi piace stare con gli amici, mangiare, bere, ballare... sono fortunata, ho degli amici fantastici!!!
Mi piace viaggiare, ho una vera passione per l’europa e il sudamerica, ma data la mia paura per l’aereo per ora sto esplorando solo il primo dei due continenti, nella mia prossima vita chissà...
Forse la mia prossima vita è già iniziata... per ora sto a quota due voli transoceanici: Cile e N.Y. adesso veramente: Non mi ferma più nessuno!!!
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C’era una volta il ragionier Fantozzi...
I film di Fantozzi mi sono sempre piaciuti poco. Forse ero una bimba sensibile che non riusciva ad affrontare tutta quella sfiga, forse ero terrorizzata dalla figlia/babbuina o forse a farmi paura erano i mutandoni ascellari del ragionier Ugo, indossati rigorosamente in pandan con la canotta bianca a coste e i mocassini col calzino corto... (AAAARRRGGGHHH! Mi s’è drizzato il pelo!) o forse semplicemente leggevo tra le righe che quello era il triste destino che mi aspettava crescendo, non so... Comunque Fantozzi l’ho sempre compatito parecchio. E quello che veramente mi faceva incavolare, di tutte le sfighe che si tirava addosso, era la nuvoletta dell’impiegato. Quella che usciva fuori nei fine settimana o durante le ferie per intenderci, quella che puntualmente, immancabilmente, accompagnava Fantozzi in ogni momento di svago o relax si prendesse. Beh... ho notato, a mie spese purtroppo, che la nuvoletta dell’impiegato c’è! È vera. Esiste. È ufficiale! Dopo settimane di sole e caldo, passate in ufficio a guardare fuori dalla finestra, sognando spiaggia calda, sentendo il rumore delle onde, pregustando i sonnellini pomeridiani... oggi, il giorno prima di andare in ferie (per un piccolo week-end allungato...) che fa? Piove. Non solo, ma a ben vedere le temperature sono scese di quasi 20 gradi! Egregio ragionier Fantozzi, se questa è la condanna per non aver riso in passato alle sue disavventure, chiedo ammenda. La legge del contrappasso agisce in modo spietato e non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai più ottimisti come me, che nonostante le temperature autunnali e le galosce partiranno ugualmente, trascinandosi dietro, sopra la propria utilitaria, la tanto odiata nuvoletta dell’impiegato.
“… “Proprio non li capisco” disse Duddy. “Pensa quei tizi che si sposano e si legano a una donna per tutta la vita quando c’è tanta roba buona in giro”. “La gente si innamora” disse Yvette. “Succede”. “Anche gli aerei cascano” disse Duddy. …” (“L’apprendistato di Duddy Kravitz” – Mordecai Richler)
Si stava meglio quando si stava peggio…
L’altro giorno stavo facendo la spesa alla COOP, ero in fila davanti al banco degli affettati e formaggi e prima di me c’era una coppia di persone anziane, sulla settantina, ma più verso gli ottanta che verso i sessanta. Mentre la signora si occupava di prendere tutto quello che aveva scritto sul suo minuscolo fogliettino (ma come diavolo fanno a leggerli quei pizzini? Mistero…), il marito, con le mani dietro la schiena in atteggiamento –io non tocco niente a fare la spesa ci pensa mia moglie-, puntava con sguardo languido una cesta di salamini toscani, probabilmente in offerta, al centro dei due banconi. Ad un certo punto, mentre l’addetta al banco affettava qualcosa, la signora si è girata in cerca del marito, i loro occhi si sono incrociati e, probabilmente resasi conto della voglia del marito, la signora ha detto – prendilo un salamino se ti va -. Lo sguardo del marito si è illuminato per un attimo, si è chinato a raccogliere dalla cesta il salamino che più lo affascinava e l’ha portato al cospetto della moglie come un oggetto sacro, lei l’ha soppesato un attimo con lo sguardo dopodichè ha sentenziato – bravo! Hai fatto bene a prenderlo, andava anche a me-, il signore tronfio del suo successo è ritornato nelle retrovie rimettendo rispettosamente le mani dietro la schiena.
Ecco. Io dico solo una cosa: in quante coppie giovani si verifica una cosa del genere? Sarei portata a pensare fortunatamente in nessuna! Ma siamo sicuri che sia una fortuna? Cioè qui si tratta di ruoli, lei, la moglie, gestisce la spesa e quindi i soldi, ha un certo potere, probabilmente era lui, da giovane a lavorare e lei si è sempre occupata della casa. Ruoli chiari, definiti, uomo e donna. Si fa un gran parlare di parità dei sessi ma questa non è forse parità? Io sarò all’antica, ma siamo proprio sicure, noi donne, d’averci guadagnato nel voler essere come gli uomini, o piuttosto avremo dovuto lottare perché le nostre diversità venissero tutelate? Siamo sicure che per un 20-30% di donne che volevano fare carriera, che volevano fare i soldati, che volevano “essere uomini”, non abbiamo precluso la scelta di voler “fare le donne” a tutte le altre? Mi spiego meglio, adesso una donna può fare un lavoro che gli piace, può coprire posizioni prima destinate agli uomini, può fare lavori da uomo, ma non può più scegliere di stare a casa, di fare la madre o la moglie se lo vuole. Perché è costretta a lavorare, perché come casalinga e come madre non è tutelata dallo stato, è costretta a ricoprire quei ruoli che erano prerogativa dei loro compagni. E così, non ci si capisce più niente. Gli uomini non sono più uomini e a volte si sentono delegittimati di fronte alle donne, le donne non sono più donne ma ibridi più vicini a delle macchine che a delle persone (sveglia – prepara – vai a lavoro – fai la spesa – fai il pranzo – vai a prendere i bimbi - stira – lava – prepara – la cena – pulisci – metti a letto i bimbi… oooohhh ma che è????) e nessuno sa più quello che deve fare!
Sì è vero, prima se una donna trovava un marito che la picchiava non poteva divorziare, non poteva andarsene da casa, se il marito moriva giovane doveva trovare un lavoro e questo era un problema, insomma certo le cose non erano facili e sono migliorate molto, però… il dubbio che mi viene è: ma non saremo andati troppo oltre? Nella nostra corsa ai normali diritti non saremo arrivate a somigliare troppo ai nostri uomini? Perdendo quella parte bella, importante e, fortunatamente, diversa che ci distingueva? Non avremo forse fatto meglio a lottare per difendere la nostra diversità? Boh! Io non so rispondere. So solo che l’altro giorno, di fronte a questa scena ho sentito una punta di invidia per quella donna che nonostante l’età, sapeva esattamente chi fosse, il ruolo che ricopriva nel mondo. Io posso dire altrettanto?

Un week-end “Come Dio Comanda”
"Per quanto mi riguarda… erano mesi che io e Mela avevamo in programma
questa incursione insieme in quel di Torino. L’intento originario che ci
muoveva era il tentativo di approccio con Samuel e Boosta... obiettivo
che avremmo perseguito anche insinuandoci in quel di Casasonica. Nelle
more organizzative, noi ci siamo un po’ demotivate nei confronti
dell’intento che faceva molto “giovane”, Boosta si è quasi sposato con
Fernanda Lessa, e Samuel ha fatto perdere al mondo del gossip le sue tracce… ma
in un modo o nell’altro, siamo riuscite a portare a termine il nostro
progetto. All’indomito duo Petra-Mela si è aggiunta un’amica, Fiammetta,
attirata dal nuovo obiettivo del viaggio: la fiera del libro, a metà
maggio. Anche qui, l’idea di cercare contatti per spingere racconti o per
aprire bibliobar, è stata subito abbandonata a favore dell’inseguimento
di un altro idolo: Niccolò Ammaniti. Ebbene sì, lui è romano, abita
pure dalle parti mie, ma sono dovuta andare fino a Torino per sentirlo
parlare di persona. E ne sono stata davvero felice. Abbiamo fatto belle
cose nel weekend, siamo state davvero bene, abbiamo persino scoperto che
Giancarlo, quello dei murazzi, s’è aperto un magazzino –un altro
locale- dall’altro lato dei murazzi, appunto… ma tutto, almeno per quanto mi
riguarda, quasi scompare davanti all’incontro ravvicinato con lo
scrittore. Anche perché ce lo siamo sudate. Infatti, sul programma della fiera
l’avviso dell’obbligo di prenotazione per sentire le conferenze era
scritto tipo quelle clausole quasi minuscole con cui tentano di negarti
il diritto di recesso nei contratti di vendita porta a porta di enciclopedie o
aspirapolveri. E noi ovviamente non l’abbiamo notato. Ma
arrivate davanti alla sala della conferenza…"
“… arrivate davanti alla sala blu abbiamo notato subito il tipo in giacca e cravatta con l’auricolare che piantonava la porta. Ci siamo date un’occhiata giusto il tempo di capire che il tipo da corrompere era lui. Il tipo era incorruttibile ma molto molto gentile (come tutti i ragazzi Torinesi devo dire… che a onor di cronaca sono anche piuttosto bellocci! Ma questa è un’altra storia…), dicevamo, l’incorruttibile ma gentile ci ha consigliato di piantonare la posizione perché in genere all’ultimo momento chi ha il biglietto non viene o non entra e quindi ci poteva far entrare. In pochi minuti all’ingresso della saletta si è andato formando un discreto numero di persone, con biglietto e senza, io e Petra continuavamo a piantonare la transenna. Che buffo! Entrambe abituate ad aggrapparci alle transenne per i concerti ci siamo trovate a dover difendere con le unghie la nostra posizione per vedere uno scrittore… la cosa non ha fatto che riempirci di un sano e gioioso stupore! Ma come ogni impresa eroica che si rispetti, proprio a 5 minuti dall’apertura delle porte, è intervenuto il fato… una signora alle mie spalle ha pronunciato le parole magiche – chi vuole un biglietto? – con le parole ancora nell’aria mi sono girata di scatto – Io!!!!! – ed ecco! Avevamo un biglietto! Beh, pensiamo, adesso le possibilità di entrare aumentano notevolmente. Abbiamo pianificato il tutto, avremo aspettato che entrassero quelli col biglietto e poi saremo entrate insieme con un unico biglietto (o entrambe o nessuna!), ma mentre la gente comincia ad entrare, il tipo alla porta fa – Qui c’è un biglietto in più che la signora a rinunciato – e lascia cadere il biglietto… ovviamente è nostro!!! Secondo biglietto ottenuto entriamo e ci godiamo il nostro Niccolò. Finalmente. Entrambe beate di poter sentire il nostro idolo parlare dei suoi libri, di scrittura, della sua vita, entrambe col sorriso ebete di chi rimane soddisfatto nel vedere che una persona è esattamente come te la immaginavi dai suoi libri… le ore scorrono e se non avessero fatto letteralmente evacuare la sala saremo state ad ascoltarlo tutto il giorno… che bello! E così, vagando per gli stand alla ricerca di chicche letterarie e nuove case editrici, ubriache di Niccolò e ancora rintronate dalla nottata ai Murazzi, abbiamo finito il nostro bellissimo week-end Torinese... potrei dire di essere delusa dal non essere riuscita a vedere Samuel, potrei dire che avrei voluto fare tante cose ma come sempre il tempo è tiranno… potrei… invece dirò solo che siamo state bene, che il salone del libro mi ha entusiasmato come una bimba la mattina di Natale, che Torino è stupenda e lasciarla è sempre doloroso e che questo blog a quattro mani mi ricorda l’ultimo libro che ho comprato: “Manituana” dei Wu Ming, e a questo proposito citerò un colloquio via msn:
m - oh potremo scrivere un post su torino insieme –
p - si
p - ammazza originali
p - non lo fa nessuno…
m – cosa?
p – di scrivere i libri a quattro mani…
m – i libri si ma i post no
p – mmm…
p – quanto stiamo avanti!
m – anfatti “
“ebbene sì, aggiungo che più avanti di noi c’è solo Giancarlo, che s’è aperto pure il magazzino…”
La ferramenta… questa sconosciuta
Non so se vi è mai capitato di entrare in un posto e sentirvi totalmente fuori luogo… a me capita continuamente, ma devo dire che stasera mi sono sentita particolarmente fuori posto. Stavo cercando degli anellini o gancini, da mettere in quelle barre di acciaio che si tengono in cucina, quelle cose in cui si attaccano mestoli, tazze, presine e robe del genere, insomma cercavo sti “cosi”. Dopo un consulto col mi babbo, ho deciso di avventurarmi dal ferramenta. Il primo dubbio sul fatto che non fosse proprio il genere di negozio adatto a me l’ho avuto quando pensando ad un ferramenta non me ne veniva in mente nessuno… tranne forse uno di cui avevo un vago ricordo perché ci andavo da piccola col mi babbo e che mi regalava sempre tipo i pomelli e le cerniere delle porte spaiate, per giocarci, vabbè… insomma, parto alla volta del ferramenta. Innanzitutto devo dire a mia discolpa che le ferramenta sono dei negozi atipici, nel senso che non hanno una vetrina come gli altri, dove tu puoi guardare e prendere tempo, ma hanno queste vetrine piccole con la porta lì e quindi te o entri e quindi sai già cosa ti serve o non è che puoi “dare un’occhiata in giro”, comunque, decido di entrare perché io lo so cos’è che mi serve o almeno, così credevo. Infatti alla mia domanda formulata esattamente così – Volevo quegli anellini, cioè gancini che si mettono nelle barre delle cucine per appendere i mestoli e le presine cose così…-, il tipo mi guarda e arriccia la bocca in un ghigno malefico, mi fa – eh ho capito ma… sa ci sono di diversi tipi, misure… quant’è il diametro della barra? – .
Diametro? Si cos’è il diametro lo so ma… e chi c’aveva pensato al diametro! Mah… faccio, non so… così? E mi viene il gesto con le dita… aaarghh!!! Mi sarei seppellita. E questo, senza togliersi il ghigno, che continua con le domande – Ma la barra è di alluminio? Rame? Satinata? –.
Oh cazzo! Cazzo! Cazzo! Ma che ne so… è una barra! Tra l’altro è per mia zia che ha 87 anni, cosa vuole che gliene freghi se è d’acciaio, rame, bronzo, satinato, liscio o comecavolovuolelei! Panico. Si vede che m’ha visto poco pratica e piuttosto imbarazzata perchè dopo l'interrogatorio, senza esito positivo tra l'altro, mosso a compassione mi ha condotto al cospetto di uno scaffale in cui, tra 1000 (e non esagero!) scatoline di tutte le forme, ne ha tirata fuori una e mi ha detto – Può andar bene questo? - Ekkekkakkavolo! Dico io! Ci voleva tanto? Se avevi capito perché diavolo mi hai fatto tutte quelle domande? Era lì. Il gancino/anellino comediavolosichiama era lì. Tra le risatine degli allegri compari che fanno da tappezzeria a questi posti (altro tipico negozio dove si trova sempre un nutrito gruppo di uomini a fare conversazione è il caccia e pesca, ma ne parlerò un’altra volta magari…) mi consegna il mio sacchettino con 8 gancini, per la modica cifra di 60 centesimi e una gran sudata! No, decisamente la parità dei sessi è un’utopia.
Auguri!
Oggi vorrei fare anche gli auguri a una persona speciale. Speciale perchè in quel corpicino esile e tutto pepe ha la forza di un gigante. Una forza che in pochi hanno, la forza di vivere lontano dalla propria famiglia, dalla propria realtà, dal proprio mondo, da sola, cercando di farcela con le proprie forze. Auguri ad una grande donna!
Di tutto un po' ...
Agotha Kristof “Trilogia della città di K”
Lucas e Claus, due gemelli, anagramma dello stesso nome. Due gemelli dapprima inseparabili, come una cosa sola, poi divisi per sempre. Menzogne, verità e un destino comune. Luoghi e personaggi al limite del reale e a fare da sfondo a tutto questo un paese in guerra, una frontiera invalicabile, una grande e una piccola città. Questo romanzo di Agotha Kristof è, secondo me, un piccolo capolavoro, dove niente è come sembra, dove reale e immaginario si fondono e si confondono fino a non sapere più dove inizia l’uno e dove finisce l’altro. Lo stile è secco, tagliente, senza fronzoli nè estetismi di nessun tipo, risulta aspro e coinvolgente insieme, le pagine vanno via una dietro l’altra, anche quando fanno male, anche quando fanno paura.
Orgoglio Amiatino
Scrivo di getto perchè sono ancora emozionata... oggi, come ogni mese, ho ricevuto la copia del National Geographic al quale sono abbonata (un'altra delle mie manie!) e meraviglia delle meraviglie, mentre lo sfogliavo ho visto un articolo sulla miniera di Abbadia! Un articolo di poche pagine certo, ma del resto Abbadia è un paesino, ma con delle foto bellissime della nostra miniera, dei minatori e della faggeta, bellissima, che copre la nostra montagna. Che dire... sono orgogliosa!
Mio fratello è figlio unico
Bello questo film che prende il titolo da una canzone del mitico Rino Gaetano! Proprio bello.
È la storia di due fratelli, Accio e Manrico, a cavallo del ’68. è la storia di due ideologie, del fascismo e del comunismo, due ideologie che portate all’estremo diventano entrambe sbagliate, entrambe vittime degli stessi errori. Ma soprattutto è la storia di tutti quelli che si sentono un po’ Accio, quelli che cercano le risposte per poter crescere, per poter vivere, per poter essere a proprio agio nella società, nelle ideologie o nelle religioni, scoprendo alla fine che le risposte sono dentro di loro, nell’individualità di ognuno, nel fare quello che è giusto per noi, non per Dio, non per il Fascio e non per il Comunismo.
Il libro da cui è stata tratta la storia è: “Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi” di Antonio Pennacchi, io credo che lo comprerò… se volete saperne di più:
http://www.lafeltrinelli.it/istituzionale/catalogo/scheda_prodotto.aspx?i=2436211
Quella strana malattia…
Avete mai notato con quanta veemenza gli amici tendono ad accasarti non appena si fidanzano? Dev’essere una malattia dalle origini ignote per cui, chiunque trovi l’anima gemella (ma anche e più spesso chiunque si impelaghi in un qualsiasi tipo di relazione amorosa…), deve necessariamente cercare di sistemare anche gli amici singles. Sono da sola ormai da un po’ e devo dire che la cosa non mi dispiace affatto, almeno per il momento, e mi sono ritrovata nella parte dell’amica singles da accasare ormai così tante volte da non farci più caso. Quello che invece mi stupisce ogni volta è constatare, che proprio quelle persone che dovrebbero conoscerti benissimo e che quindi dovrebbero sapere della tua avversione per certe “frequentazioni combinate” chiamiamole così, non si rendano conto e diventino insistenti talvolta a tal punto da indurti a pensare, che forse, è più semplice non imbarcarsi neanche nella conoscenza di qualcuno, per non dover deludere poi le aspettative, non solo della persona in questione, ma anche quelle dei comuni amici… mmm… non sembra ma so problemi! Certo sono niente in confronto alla fame nel mondo o al problema dell’immigrazione o della violenza nelle famiglie, però che palle! Ogni volta e dico ogni volta che un amico o un’amica si fidanza diventa un problema cercarti un possibile compagno, ecco che la malattia si manifesta. Siccome sono una persona che mal volentieri si ferma alle apparenze e che non riesce a scrollare semplicemente le spalle di fronte a questo malanno, che colpisce anche persone sanissime che fino al mese prima di fidanzarsi si professavano singles convinti e felici, ho deciso di indagare un po’ questa patologia.
La prima domanda che mi sono posta è: perché succede? Cioè, perché degli amici a cui, fino a poco tempo prima, non interessava minimamente cosa facevi e che anzi si divertivano a sentirti raccontare le tue peripezie di “zitella” improvvisamente devono trovarti un compagno, solo in virtù del fatto che loro ce l’hanno? La prima risposta che tendo a dare è di tipo ottimista, quale in fondo mi sento di essere, e cioè: perché sono talmente felici con la persona che amano che vorrebbero che anche tu che sei un’amica sia felice nello stesso identico modo… ok. Può essere. In fondo perché no. Un’altra risposta, di ordine più pratico stavolta, che mi viene in mente è che da sempre le coppie escono con le coppie e i singles con i singles (che poi che razza di termine antipatico sarà singles!!!! Non si potrebbe dire spaiati… tipo i calzini… vabbè!) e che quindi diventa tutto più facile se si “accoppiano” due amici, primo perché non c’è il problema che il lui della coppia trovi carina l’amica della ragazza e viceversa, due perché non sei costretto a farti piacere l’accompagnatore dell’amica perché già lo conosci! Fantastico no! Tutti si conoscono, tutti hanno gli stessi gusti o gli stessi interessi o lo stesso lavoro e quindi vai! Un bel tavolo omogeneo di gente omologata, tutti a parlare dello stesso film o dello stesso libro o, peggio che mai, di lavoro! Aaarghhh!
No, nessuno può volere questo. E poi ce la risposta tre, ma è talmente perfida… ok, hanno incastrato me, ma non lascerò che tu vada a divertirti da sola in giro per locali, ti troverò un fidanzato e, bella mia, finisce anche la tua di pacchia!
La seconda domanda che mi viene in mente è: come succede? Cioè com’è che ti ritrovi sempre incastrata in queste situazioni? Com’è che le tue amiche o i tuoi amici si fidanzano da soli, diciamo senza essere imboccati e te che stai lì e non rompi le scatole a nessuno ti trovi a dover fare da cavia per i loro esperimenti? Come nasce l’idea che uno perché è spaiato (sì mi piace di più questa parola!) debba essere per forza aiutato ad accoppiarsi, forse che la condizione dell’uomo (e della donna…) non è quella di star soli? Forse che facciamo pena al prossimo con le nostre tre buste della spesa, l’ombrello incastrato sulla spalla e le chiavi dell’auto in bocca? Forse che vedere uno seduto da solo in un cinema fa maniaco? O forse perché quando inviti un amico a cena, questo vorrebbe non essere costretto a controllarti il timer della caldaia o stringerti le viti degli sportelli (le lampadine ho imparato a cambiarle da me, grazie!) o montarti il mobiletto IKEA così carino ma così complicato che l’hai lasciato in quell’angolo del salotto da almeno un mese?
Questo e molto altro ci chiediamo noi spaiati e forse a questa malattia non porremo mai rimedio, del resto la vita è dura, fra un po’ devo uscire, mi faranno conoscere sicuramente qualcuno…
La befana (inverno)
- Mamma! Mamma! Voglio la ciambella! Me la compri la ciambella? Per favore…-
- Elisa non insistere, oggi hai mangiato un sacco! Ti ho detto di no, vuoi che ti venga la pancetta come quella di tuo padre… -
Mamma ride e tocca la pancia a papà. Lui mi guarda e alza gli occhi al cielo… che dobbiamo fare… la mamma è fissata con la linea. Mamma è molto bella e magra, oggi si è messa il cappotto nuovo, quello che le ha regalato papà col collo di pelliccia, anche papà è molto bello, porta la giacca di velluto che mi piace tanto! Papà è più cicciotto di mamma, ma è un sacco simpatico! E poi non mi dice mai di no! Io somiglio tanto a papà, da grande avrò la pancetta anch’io, ma sarò tanto simpatica forse… mamma dice che devo mangiare tutto ma fare tanto sport, non come mia cugina che sta sempre a dieta e poi mangia le caramelle di nascosto. Mamma dice che se faccio tanto sport e mangio quello che mi pare, (basta che non esageri con i dolci!) poi mi si aggiusta qualcosa che quando sono grande non ingrasso più e forse divento magra come lei… no, come lei no…
- Matteo! Ma che fai? Ti sei comprato una ciambella? Ma guarda che voi due siete due casi clinici! Ma come devo fare io!!!-
Papà mi strizza l’occhio e mi da metà ciambella… che bello!!!! Com’è che dice nonna… mal comune mezzo gaudio? Vabbè… lo sapevo, papà non mi dice mai di no, così posso mangiare la ciambella! Anche se io lo so che a lui gli piace di più la porchetta, la porchetta di Ariccia, quando la mangia dice sempre – Aaaahhh! La fine del mondo! – ma lo dice pure quando mangia l’abbacchio a scottadito e le patate fritte! Che buffo che è papà! Ha tutta la barba sporca di zucchero e cerca di baciare la mamma che ride e gli dice che gli sta rovinando il trucco, ma io lo so che lo dice solo per scherzo, perché quando la mamma ride così vuol dire che è felice. E oggi siamo tutti felici! Piazza Navona è piena di gente e ci sono le befane da tutte le parti, anche se oggi non è la befana, perché ancora non è neanche Natale. Le persone dicono che è passato il Papa, ma noi non l’abbiamo visto, forse è passato mentre eravamo a casa di nonna o forse è passato da un’altra parte, non lo so, tanto è lo stesso perché il Papa anche se passa non è che lo puoi salutare, sta chiuso dentro una scatola di vetro che sembra finto. E poi questo Papa non è simpatico, l’ho visto in TV, il Papa che non c’è più era molto più simpatico, c’aveva la faccia da nonno. Ma da nonno buono, non come la mia nonna Viola, lei è la mamma di mia mamma ma non è simpatica perché è troppo severa e poi quando mi vede mi strizza le guance e mi da sempre le caramelle Rossana che a me non mi piacciono perché sono dolci e si attaccano ai denti, allora le do di nascosto a mia cugina, che sta sempre a dieta e non potrebbe mangiarle e allora o mi riporta la carta oppure la nasconde dietro la credenza di nonna, quando la sposta ci trova tutte carte di caramelle Rossana e si arrabbia… mia nonna Gina invece è simpatica, mi fa giocare a carte con lei quando vado al paese a trovarla e poi stacca un pezzo di salsiccia che tiene attaccata in cucina e me la da col pane e poi mi dice che i bambini in città mangiano male…
- Uh mamma mamma… mi compri quella befana, ti prego, somiglia tanto alla nonna! –
C’è una befana che somiglia tanto a nonna Gina! Non fa paura come le altre, questa sembra proprio che ride! Io a nonna gli ho detto che alla befana ci credo ancora, perché lei tutti gli anni comincia dopo il primo dell’anno a tirarmi i mandarini e le noci giù dalle scale quando vado a trovarla. Da piccola gli chiedevo – chi è? – e lei mi diceva – è la befana – adesso lo so che è lei perché sono grande, ho quasi 8 anni, però faccio finta che è la befana perché lei si diverte più di me a tirare le cose dalle scale e poi scappare!
- Grazie mamma! Che bella! La posso mettere sull’albero? Ce la posso mettere? –
- Certo che puoi Elisa! Vieni andiamo, tuo padre non è contento se non vede il Pantheon quando viene in centro –
- E dai Linda che il Pantheon piace anche a te! Non è dietro al Pantheon che ci siamo baciati la prima volta?-
- No era a campo dei fiori! Ma possibile ogni volta!-
- Ah… dici? No perché ero convinto di averti invitato a cena a cena a campo dei fiori…-
- Ah Mattè! Ma che ce fai apposta! Mi hai portato a trastevere da ‘no zio perché n’c’avevi na lira… tuo padre c’ha sempre voglia di scherzà! Dammi la mano Elisa che attraversiamo –
Ciao ciao befane! A presto!
Tanti auguri nutria!!!!!!!!!!!!!!!
“ Gli uomini non hanno più tempo
per conoscere nulla.
Comprano dai mercati le cose già fatte.
Ma siccome non esistono mercati di amici,
gli uomini non hanno più amici.
Se tu vuoi un amico addomesticami”.
(Antoine de Saint-Exupèry -"Il Piccolo Principe)"
Roma – Storia di un amore
(premessa)
Sdraiata sul divano, guardo il concerto del 1° maggio in TV, Carmen Consoli canta con la sua voce di velluto e il suo viso gentile una poesia di Peppino Impastato, la musica in sottofondo è dolce e calda come una giornata siciliana, sembra quasi di sentire il profumo delle zagare nell’aria… fino a poche ore fa ero lì. Non in Sicilia… non a San Giovanni al concerto… ma a Roma. Penso alle parole di Yonnet a proposito di Parigi, “…una città è come una donna, con i suoi desideri e le sue ripulse, i suoi slanci e le sue rinuncie, i suoi pudori… per penetrare il cuore della città, per afferrarne i più sottili segreti, bisogna agire con la tenerezza più infinita e con una pazienza talvolta scoraggiante…”. Credo che rispecchino abbastanza anche il mio rapporto con Roma. A volte amore, a volte odio, scappo e ritorno, non posso viverci, ma non posso vivere senza. Questi racconti sono per Roma e per me.
I tramonti (autunno)
Trovarsi sulla terrazza del Pincio all’ora del tramonto è una questione di tecnica. Lei l’aveva affinata negli anni seguendo le stagioni e gli orari, prendendo i suoi tempi o accelerandoli, anche perché non valeva arrivare lì e aspettare che il sole calasse, no, sarebbe stato per prima cosa troppo semplice e poi poco emozionante, eh sì perché scantonare l’orda dei turisti in posa per far foto o le coppie di fidanzati che si baciano, per più di mezz’ora, difendendo la postazione fino all’ora desiderata, sarebbe risultato alla fine troppo stressante e inoltre prevedere un tramonto è una cosa che non si fa. Non sta scritto da nessuna parte, ma il tramonto non si prevede, non si aspetta, semplicemente esplode e ci sorprende. Questo pensava mentre attraversava villa borghese con passo veloce perché, beh perché secondo la sua esperienza tra poco sarebbe successo, il tramonto sarebbe esploso. Era un giorno d’autunno abbastanza freddo da sembrare inverno, tirava anche un venticello tale da consentire ai colori quella nitidezza che l’umidità e lo smog non sempre regalano. I venditori di caldarroste si stavano dando un gran da fare, con i turisti accorsi per il ponte e col tempo, bello ma freddo, che invita a stare fuori e a scaldarsi allo stesso tempo, stavano facendo affari d’oro. I bambini erano già infagottati nei loro piumini enormi, presi una taglia più grande per durare tutto l’inverno, si sa che i bambini crescono in fretta. Coppie più o meno giovani passeggiavano mano nella mano o abbracciandosi, per tenersi caldo a vicenda, chi l’ha detto che l’estate è la stagione dell’amore? Mentre papà più o meno imbranati erano alle prese con carrozzine e passeggini e mamme più o meno distratte parlavano impegnate al cellulare.
Mentre passeggiava osservando questa varia umanità che la città le offriva, sentiva che l’ora del suo appuntamento col sole stava arrivando, come un’amante impaziente aveva accelerato troppo il passo ma adesso tornare indietro e fare il giro lungo avrebbe impiegato troppo tempo, si fermò a prendere un caffè. Notò subito il ragazzo seduto in fondo al bancone, anche lui sembrava avere un’aria impaziente, chissà, pensò, magari sta aspettando la sua ragazza ed è in ritardo, strano però che invece di guardare l’orologio guardi fuori dal bar, forse sa da che direzione arriva… mah… il caffè l’aveva scaldata e fantasticare sulle vite degli altri riusciva sempre a distrarla. Come svegliata da un invisibile orologio, sentì che il momento era arrivato, si alzò dallo sgabello e si avvicinò alla cassa, il ragazzo seduto in fondo stava pagando. Che strano… la ragazza deve avergli dato buca. Peccato, è così carino! Non si era accorta che lo stava fissando. Si scambiarono un sorriso, poi il ragazzo uscì, anche lei uscì dal bar e con una certa emozione pensò che sarebbe stato uno splendido tramonto. E infatti. Nel momento stesso in cui arrivò sulla terrazza il cielo era un tripudio di colori, l’arancio e il rosso squarciavano le nubi come un incendio, si avvicinò alla balaustra con emozione, i palazzi di Roma avevano assunto la classica colorazione crema descritta nei libri di D’Annunzio, chiuse gli occhi e per un attimo le sembrò che i turisti, le coppie, i caldarrostai, le famiglie, sparissero e Roma tornasse ai suoi antichi fasti, sentì lo scalpiccio dei cavalli per i viali, il fruscio delle gonne di seta preziosa, le risate e le chiacchiere provenienti dalle sale da tè… aprì gli occhi in tempo per vedere gli ultimi lampi infuocati sparire all’orizzonte e le prime stelle fare capolino. Si girò e fece per andarsene quando, affacciato due balaustre più in là, riconobbe il ragazzo del bar. Non stava aspettando una ragazza. Anche lui stava aspettando il sole. Gli passò accanto, lui le sorrise, le toccò la mano attraverso il guanto, lei non scappò, non ritrasse la mano come avrebbe fatto normalmente, anche se non lo conosceva sentiva che un ragazzo sensibile ai tramonti non avrebbe potuto farle del male, poi sparì nel buio del parco. Rimase per un attimo stordita dopodichè prese a scendere la scalinata che l’avrebbe portata in piazza del popolo, affondò le mani nelle tasche e… sentì qualcosa di morbido, dalla consistenza quasi setosa in fondo alla tasca, qualcosa che prima non c’era, lo tirò fuori, era un fazzoletto, un fazzoletto arancio, lo guardò alla luce di un lampione, aveva i riflessi del sole al tramonto. Si girò per vedere se il ragazzo del bar fosse dietro di lei ma niente, neanche l’ombra. Eppure quello sconosciuto, a modo suo, le aveva regalato un raggio di sole al tramonto.