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Nome: melissa mambrini
Sono una sognatrice, un’ottimista e un’inguaribile romantica. Credo praticamente a tutto, dagli asini che volano a Babbo Natale! Adoro i libri perchè mi permettono di essere chiunque, di vivere in qualunque posto e in qualsiasi periodo storico. I miei preferiti sono quelli che parlano di viaggi, anche fantastici. Non saprei dire il mio libro preferito o lo scrittore... Sono onnivora! Leggo anche una massa di fumetti ma il mio preferito è senza dubbio Ken Parker, perchè “è come dovrebbe essere un uomo”. Adoro la musica perchè è adrenalina, è come il sangue che scorre nelle vene, è emozione e colonna sonora di ogni momento della vita. Mi piace andare al cinema, adoro i film di Tim Burton, semplicemente geniali! E mi piace tutto ciò che è fantascienza, Blade Runner è il mio film preferito in assoluto, ma anche la saga di Guerre Stellari e Dune. Mi piacciono i film un po’ surreali, alla Kusturica e le commedie d’amore (Harry ti presento Sally è il mio preferito!)... vediamo...
Mi piace stare con gli amici, mangiare, bere, ballare... sono fortunata, ho degli amici fantastici!!!
Mi piace viaggiare, ho una vera passione per l’europa e il sudamerica, ma data la mia paura per l’aereo per ora sto esplorando solo il primo dei due continenti, nella mia prossima vita chissà...
Forse la mia prossima vita è già iniziata... per ora sto a quota due voli transoceanici: Cile e N.Y. adesso veramente: Non mi ferma più nessuno!!!
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Torino
Mentre arriviamo in macchina da Moncalieri già si vedono, sono le Alpi! E sono innevate! La giornata è limpida, sono le 15:30 circa, se ci sbrighiamo riusciamo a salire sulla Mole prima che faccia buio. Il traffico c’è ma non è troppo pesante, è venerdì, è la settimana prima di Natale e la maggior parte delle persone è ancora a lavoro a quest’ora. Le luci dei centri commerciali cominciano ad accendersi, invitanti oasi pronte a soddisfare la voglia di regali. Finalmente Torino. Dentro, un turbine di emozioni non lascia spazio a niente, gli occhi sono come terra arsa, bevono ogni goccia di città che arriva loro. Centri commerciali, semafori, rotonde, insegne pubblicitarie, piano piano lasciano posto a viali, piazze, monumenti, verde e alberi… il parco del Valentino, piazza Vittorio, il Po… finalmente Torino. Usciamo a piedi, è già notte, la notte torinese, piena di luci, di locali. Dalle caffetterie dei portici a quelle eleganti di piazza Castello e piazza San Carlo, dagli aperitivi, alla cena nei localini del quadrilatero romano e poi la notte infinita dei Murazzi……..
Tutto scorre e il tempo vola. Un minuto di raccoglimento in cima alla Mole, per godere Torino dall’alto e sognare un po’ ad occhi aperti sulle vite delle persone che vivono in questa splendida città, per sentirsi Torinesi almeno per un minuto. E poi via di nuovo…. piazze, viali, vicoli, locali, musei ed è già domenica… visita di rito al Lingotto, un pezzo di storia dell’Italia del dopoguerra e poi di nuovo in viaggio. Con gli occhi finalmente colmi delle tante bellezze di Torino torniamo a casa, portando nel cuore un po’ di più e sognando la prossima volta.
Anche se fuori c’è un sole meraviglioso, le vacanze di Natale sono da sempre l’occasione per leggere qualche libro in più o vedere qualche film. Io quest’anno ho letto un sacco di bei libri e vorrei consigliarli a chi passa di qui…..
KURT VONNEGUT “Mattatoio n° 5 o la crociata dei bambini”
Reduce della grande guerra (42-44), Kurt Vonnegut, ha assistito al bombardamento che rase al suolo Dresda da un rifugio situato sotto un mattatoio mentre era prigioniero dei tedeschi. Sarà uno dei pochi sopravvissuti ad un massacro che uccise 134000 persone, quasi il doppio di Hiroshima. Ci racconta la sua “crociata dei bambini”, perché questo sono i soldati mandati in guerra, poco più che bambini, non ci sono eroi, non c’è John Wayne, ma solo bambini impauriti con in braccio un fucile. E per fare questo, Vonnegut, si inventa Billy Pilgrim, personaggio buffo e strampalato che ha la facoltà di viaggiare nel tempo e che è stato perfino rapito dagli alieni. Questo per raccontarci la guerra intervallata ad episodi di vita a volte buffa e divertente, o assurda e surreale. Perché la guerra, da sola, impressiona, perché si ha sempre bisogno di credere che ci sia qualcos’altro di bello, come l’amore, la famiglia, i figli. Perché la guerra non è mai né divertente né buffa, ma solo crudele e soprattutto non deve essere il punto focale di una vita ma solo un momento, e come direbbe un Tralfamadoriano, la vita è un susseguirsi di momenti, belli, brutti, divertenti, assurdi, restano tali e non devono influenzare tutto il futuro e non devono necessariamente essere giustificati da qualcosa perché… così è la vita.
Buon Natale
è tempo di doni sotto l'albero,
è tempo di cene in famiglia e con gli amici,
è tempo delle partite a carte e delle tombolate,
è tempo dei film, del caminetto e del divano,
è il tempo degli abbracci dati dopo tanto tempo,
è il tempo dei saluti, di chi parte e di chi ritorna,
è il tempo dei baci dati da sopra le sciarpe,
è il tempo dei bambini e dei loro occhi brillanti,
è il tempo del natale....
auguri a tutti!!!!
che questo tempo possa passare sereno, con le persone che amiamo.
Ci sono molti modi
E' quello che sai che ti uccide o è quello che non sai
a mentire alle mani, al cuore, ai reni
lasciandoti fottere forte
per spingerti i presagi
via dal cuore su in testa, sopprimerli
non sai
non sai
che l'amore è una patologia
saprò come estirparla via
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
Eroe del mio inferno privato
se in giro di routin
verso il vuoto con classe
è tutto ciò che avrai
perchè quando il dolore è più grande
poi non senti più
e per sentirti vivo
ti ucciderò
ti ucciderò
vedrai
vedrai se il mio amore è una patologia saprò come estirparla via
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
lo sò
lo sò che il mio amore è una patologia vorrei che mi uccidesse ora
Afterhours - ”Ballate per piccole iene”
Quello che avrei voluto
Avrei voluto avere più tempo, per pensare che ti avrei rivisto. Per prepararmi. Per fare tutti quei piccoli discorsi a me stessa, per dirmi di stare calma, per dirmi: “ hey è tutto ok, no?”.
Avrei voluto avere più tempo per parlarti. Per chiederti cosa fai nel tempo libero, che musica stai ascoltando adesso, che libro stai leggendo, qual è l’ultimo film che hai visto.
Avrei voluto avere più tempo per parlarti di me, di cosa faccio nel mio tempo libero, della musica che ascolto, dell’ultimo film che ho visto, dei libri che sto leggendo.
Avrei voluto avere più tempo, per chiederti cosa ne pensi di questo mondo che ci gira intorno, di questa società furiosa e frettolosa, di questo dover tenere costantemente il piede sull’acceleratore, che se ti fermi a pensare, a riflettere, sei fregato.
Avrei voluto avere più tempo, per arrabbiarmi e indignarmi delle ingiustizie del mondo, per vederti sorridere mentre lo facevo, per vederti scuotere la testa mentre presa dall’entusiasmo di cambiare le cose mi lanciavo a spada sguainata contro i mulini a vento.
Avrei voluto avere più tempo, per dirti che sono cambiata, per dimostrarti che adesso sono diversa. Per farti vedere che nonostante tutti i miei sforzi sono cresciuta, per dirti che adesso lo so che l’isola che non c’è non esiste più neanche per me.
Avrei voluto avere più tempo, per capire come sei cambiato, se sei diverso, come sei cresciuto, come sei diventato un uomo. In che modo.
Avrei voluto avere più tempo, per entrare in punta di piedi nella tua vita, vedere se sei felice, chi ti rende felice, le persone che hai intorno.
Avrei voluto avere più tempo, per farti entrare in punta di piedi nella mia vita, farti vedere che non sono felice, che nessuno dopo di te è più riuscito a starmi accanto, tranne gli amici.
Avrei voluto avere più tempo, quello dei pomeriggi passati a parlare e quello dei pomeriggi passati in silenzio. Quello delle partite a carte nelle serate invernali e quello sdraiati nell’erba al canto dei grilli nelle notti estive.
Avrei voluto avere più tempo e avrei voluto dirti tante cose, ma più di tutto, quello che avrei voluto, sarebbe stato tornare indietro per un attimo, vedere come eravamo quando eravamo felici, fermare quell’attimo e portarlo con me per sempre.
La prima fetta di panettone
Ci sono cose che per quanto uno cresca, diventi grande, cambi abitudini, stile di vita, non cambiano mai. E procurano sempre la stessa emozione. Per esempio la prima fetta di panettone. Per me racchiude un mondo intero, un mondo fatto di colazioni fatte con calma senza dover correre a scuola o a lavoro, di alberi di Natale addobbati tutti insieme di domenica pomeriggio, di lucine colorate nei pomeriggi bui, di odore di legna bruciata, di cappelli e guanti di lana, di lotte con le palle di neve, di pantaloni fradici messi ad asciugare su una sedia davanti alla stufa, di cioccolate calde e geloni alle mani, di partite a carte, del rumore della pala sul vialetto, del mio babbo che rompe le noci con una mano e della mia nonna che mangia i fichi secchi e poi si lamenta dei semi nella dentiera (però che buoni!). Insomma… quante cose dentro una fetta di panettone!
Ancora non c’è la neve e ancora non fa freddo come dovrebbe, però tra poco è Natale e come per magia queste cose succederanno tutte, una al giorno o tutte insieme non importa, io le assaporerò come una fetta di panettone.
(continua...)
Le parole ancora le risuonavano dentro le orecchie… non so proprio come fare… questo posto vecchio… era tutta la sua vita… morto… malato di cuore… non so proprio come fare…
Poi un pensiero le attraversò la mente, e se… beh potrei, anzi vorrei… perché no? Si risvegliò da quell’attimo di torpore e si sentì pronunciare questa frase:
- Se per voi non è un problema, penserei io alla libreria, la conosco bene, è come una seconda casa per me e mi farebbe molto piacere occuparmene. Certo se siete d’accordo, è ovvio –
- Stai dicendo sul serio? Ma tu non sai che pensiero ci toglieresti! Alla fine del mese dovremo partire in tournè e staremo via… mah… credo almeno due o tre mesi e non sapevo proprio dove sbattere la testa, ero intenzionato a chiuderla ma… se dici che ti fa piacere… accidenti! Non so proprio come ringraziarti! Aspetta che lo sappia Patrick, lui odia i libri… è allergico alla polvere, ti adorerà! Vado a chiamarlo-
Jean-Michel sparì velocemente dietro uno scaffale e improvvisamente si rese conto di quello che aveva appena fatto: si era presa un impegno. E importante per giunta. Certo per una che voleva smettere di rischiare non era proprio il comportamento più adatto… abbassò di nuovo gli occhi, duchessa era ai suoi piedi e la guardava ammiccante. Si chinò per farle una carezza.
- Pensi che abbia fatto bene micione?-
Per tutta risposta duchessa le saltò sulle ginocchia e cominciò a fare le fusa. Beh se non altro avrò una nuova amica ad accompagnarmi in quest’impresa, pensò.